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4 mar. 2009.

Obbligo di alimentazione:

dietro l’ apparenza di una azione caritatevole si muove la distruzione della vita.

 

di Cesidio Di Luzio

__Copyright MOAS__Riproduzione autorizzata se con citazione della fonte.

 

 

La reazione irrazionale, emotiva ed elementare che si e’ avuta sulla faccenda del mantenimento o meno della terapia in caso di coma grave,

ha aperto ed aprira’ un altro enorme capitolo, che potrebbe comunque essere di attualita’

e che potrebbe in effetti focalizzare un elemento centrale da aggiornare nella legislazione.

 

Se si obbliga una persona a mantenere una qualche forma di terapia,

si va in conflltto con il fatto che le persone possono rifiutare le terapie mediche

che vengono proposte dai medici e negli ospedali tutti i giorni.

 

C’e’ poi anche un altro elemento.

Ci sono leggi, come l’uso del casco, che obbligano la persona a forme di protezione di se stessa,

a causa dei danni che lesioni sul singolo avrebbero per la colletivita’.

 

Il problema da gestire e’ quindi, quando o quanto una persona deve essere libera di non accettare una terapia

e quando o quanto la persona sia tenuto a farlo.

 

L’uso del casco obbligatorio ha il significato della possibilita' di limitare questa liberta',

tralasciando naturalmente gli interessi dei produttori di caschi.

 

Ma c’e’ anche un altro elemento, che e’ anche il piu’ fondamentale.

La liberta’ di azione, che corrisponde alla liberta’ di pensiero, non deve essere toccata,

perche’ la liberta’ di pensiero e’ l’espressione della creativita’ umana, della conoscenza, della coscienza, della cultura e della civilta’.

 

Imporre una terapia o un comportamento, al di fuori di motivazioni molto gravi per l’interesse della collettivita’,

corrisponde al blocco della libera espressione creativa, delle forme di pensiero differenti,

l’elemento che e’ il piu’ fondamentale per la collettivita’.

 

Bisogna essere stremamente cauti quindi nel voler bloccare un elemento di questa importanza,

e si dovrebbe valutare attentamente quale danno per la collettivita’ possa essere superiore

al blocco della sua creativita’ ed intelligenza.

 

L’argomento dell’obbligo di terapia va dunque inquadrato nell’ ottica del

massimo rispetto della liberta’ personale,

quando questa non leda in maniera estremamente grave gli interessi della collettivita’,

considerato che l’ interesse primario per la societa’ deve essere mantenere

la manifestazione piu’ ampia possibile delle differenti forme di pensiero ed idee.

Questa deve essere la linea guida.

 

Da questo punto di vista e’ chiaro che la continuazione della alimentazione non puo’ essere imposta

in alcun modo e che non puo’ avere alcuna motivazione,

tranne che si voglia tornare ad azioni o reazioni totalmente irrazionali ed altamente emozionali,

e naturalmente profondamente ingenue, a cui sembra purtroppo ispirarsi tutta questa azione politica,

che manifesta alla fine cosi’ solo un livello culturale elementare ed oscurantista,

del tipo che e' stato presente nella caccia alle streghe del passato.

 

 

 






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