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27 agosto 2011.

crisi economica; cause, evoluzioni 

ed un' ipotesi di soluzione.

 

di Cesidio Di Luzio.

__Copyright MOAS__riproduzione autorizzata se con citazione della fonte.

 

 

 

 

gli elementi della attuale crisi economica possono essere sintetizzati in

 

_ difficolta’ di espansione delle attivita commerciali;  

_ negativo nel bilancio economico degli stati;

_ impoverimento della classe media ed ulteriore impoverimento delle classi gia’ precedentemente non agiate;

_ difficolta’ di inserimento nell’ area lavoro per i giovani e perdita di lavoro da parte di chi ne aveva;

_ presenza della crisi in UE, USA, Israele, Giappone

che assume cosi’ le caratteristiche di problema internazionale.

 

 

 

gli elementi causali di questi punti, verosimilmente, sono

 

_ saturazione dei mercati,

sempre piu’ ristretti, per iniziative imprenditoriali quasi in eccesso

rispetto ai mercati disponibili,

anche a causa dell’ ingresso dei nuovi estesi gruppi economici orientali;  

_ indebitamento degli stati;

_ elevata complessita’ dei sistemi sociali,

che da pochi anni determinano una condizione nuova nella storia dell’ uomo,

da sempre invece caratterizzata solo da economie agropastorali o, ultimamente, primo industriali.

 

 

 

origine degli elementi causali:

se la saturazione dei mercati

puo’ essere considerata una fatto inevitabile di tipo aritmetico

e l’aumento di complessita’ dei sistemi sociali un inevitabile passaggio evolutivo,

l’ indebitamento degli stati e’ solo la conseguenza di inefficienza gestionale,

dovuta a sua volta a sistemi direzionali di tipo para-democratico,

che, a causa di questa sotto democrazia, restano fortemente caratterizzati dalla logica di potere,

dall’ interesse personale, scarsa motivazione per la cosa comune e la bassa capacita’.

sono questa bassa capacita’ e motivazione per la gestione che hanno molto verosimilmente prodotto

un sostanziale disintesse per il debito e la sua mal gestione,

e conseguenti deficit di bilancio gravi.

 

il sistema gestionale, cosi’ come e’ oggi, dimostra infatti una forte presenza di logica utilitaristica

e la collegata scarsa motivazione e capacita’ per la cosa comune.

questa bassa capacita’ e motivazione sono devastanti per la gestione, la programmazione

e la capacita di risoluzione dei problemi

e la logica utilitaristica apre all' appropriazione da parte della prevaricazione occulta

e riconcentra la ricchezza che dovrebbe essere distribuita.

 

cosi' gli organismi di controllo sono totalmente depotenziati, la ricchezza collettiva puo’ essere fatta fallire

per poter essere acquisita da gruppi ristretti, impoverendo il paese ed esponendolo agli interessi dei mercati,

come accade nelle cosiddette “privatizzazioni”, che possono essere facilmente un’ invenzione, estremamente dannosa per la collettivita’,

con la motivazione formale della necessita’, per l’ appropriazione legalizzata ed a costo irrisorio di ingenti risorse collettive

a vantaggio di pochi.

questi fatti determinano, decremento dei servizi a parte, appunto la concentrazione della ricchezza che dovrebbe invece essere distribuita,

la riduzione dei mercati (per riduzione dei possibili acquirenti), aumento di costo dei servizi e perdita di posti di lavoro.

altri fatti simili, anche se meno vistosi, possono accadere nelle cosidette “esternalizzazioni” o nelle “gestioni” di servizi delegate a privati.

bassa capacita’ e motivazione di gestione portano anche a tollerare corruzione, squilibri economici, evasione fiscale

e portano a non percepire l’ importanza della ricerca di forme tecnologiche piu’ produttive,

lasciandosi impelagare al contrario in costosissimi progetti, utili solo ai loro gestori.

bassa capacita’ e motivazione per la gestione producono bassa creativita’ e mancata innovazione

o incapacita’ di concepire nuove organizzazioni economiche e sociali, che creerebbero invece ricchezza e soluzioni.

incapacita’ e disinteresse lasciano il paese a se stesso ed inevitabilmente alla tendenza al caos,

che innesca ulteriore debito ed ulteriori problemi, i quali innescano poi ancora altri costi.

ulteriori problemi attivabili possono essere la slatentizzazione di sottocultura e reazioni miopi e distruttive come i localismi e le intolleranze,

che, tra le altre cose, tendono a moltiplicare i nuclei di gestione e quindi ancora i costi, in un contesto di ulteriore complicazione generale.

 

se si fosse scettici sulla presenza di una attuale scarsa capacita’ e motivazione gestionale

e sull' eccesso di logica utilitaristica nelle dirigenze,

altri piccoli esempi specifici possono confermare questi fenomeni.

tra questi la forte resistenza che il potere politico fa al ridimensionamento dei propri privilegi.

in italia si stanno facendo pesanti operazioni economiche sulle classi medie e non agiate

e non si toccano mai gli interessi dei privilegiati, nonostante il loro eccesso di ricchezza rispetto alle necessita’

ed alla sua non possibilita’ di utilizzo.

Silvio Berlusconi, tra le prime cose fatte, ha abolito la tassa sulla successione (anche per i grandi patrimoni),

disattivando un elemento di ridistribuzione delle ricchezze troppo concentrate, nella evidentemente ossessiva compulsione ad accumulare inutilmente denaro.

negli USA i Repubblicani nemmeno prendono in considerazione qualcosa che sia minimamente diverso dal solo ridimensionamento dello stato sociale,

che peraltro in quel paese e’ gia’ inesistente, senza curarsi di poter esporre cosi’ l’ intero paese ad una situazione che puo’ essere disastrosa.

in UE si propongono ancora le privatizzazioni, che, appunto, nella sostanza, sono solo il depredamento della ricchezza collettiva,

spingendo cosi’ di fatto all’ aggravamento dell’ impoverimento delle popolazioni e quindi allo stallo delle economie.

In Italia questi problemi strutturali delle societa’ sono affrontati da una parte dell’ attuale Governo con il cosiddetto federalismo, che altro non e’ che

il tentativo mascherato ed elementare di fuga dai problemi, nella ingenua illusione che si possano evitare le ripercussioni in qualsiasi area

da parte di un sistema che e’ e sara’ sempre piu’ globalizzato;

federalismo che e' anche la dimostrazione di un irrazionale disinteresse per la necessita’ di confronto, di analisi e di gestione

che il nuovo e che qualsiasi problema richiede, unica possibilita’ per poter controllare e poi utilizzare i cambiamenti.

in Italia si e’ arrivati addirittura ad istituire la “Patrimonio SpA” (progetto per la “privatizzazione” del Partimonio di Stato italiano / *1).

 

 

 

la crisi economica attuale e’ cosi’ molto probabilmente la conseguenza di una mal gestione,

o, piu’ correttamente, di una insufficiente gestione, da parte delle classi dirigenti,

delle nuove necessita’ organizzative prodotte dal nuovo contesto economico degli stati e del pianeta

e dell' eccesso di comportamenti prevaricativi nelle dirigenze.

la nuova condizione storica non puo' invece ora prescindere da gestione vera, capacita’, motivazione, ridistribuzione, innovazione,

riorganizzazione, cultura, alta teconologia.

tutti elementi che non possono essere prodotti dalla miopia delle logiche utilitaristiche.

 

se nelle semplici societa’ del passato un piu’ modesto livello gestionale poteva essere tollerato,

nelle nuove e complesse societa’ attuali questo non e’ piu’ possibile.

l’ alta complessita’ richiede necessariamente alta qualita’ di gestione.

in caso contrario il sistema non potrebbe essere mantenuto e si disgregherebbe,

regredendo alla organizzazione piu’ semplice precedente.

 

dunque si viene cosi’ a definire che il vero problema attuale sia la presenza di un disallineamento

tra le variazioni sociali attuali, indirizzate verso una maggiore complessita’ dei sistemi

e le caratteristiche dei nuclei direzionali, che sembrano essere rimasti invece al passato per struttura e potenzialita’.

 

 

 

questa ipotesi viene rafforzata se si considera che

la presente maggiore complessita’ delle dinamiche economiche possa essere

solo un primo aspetto emergente della nuova condizione storica,

potendo molto probabilmente essere invece solo l’ inizio di una serie di diversi altri nuovi problemi.

 

siamo infatti di fronte anche a latenti problemi di sovrappopolazione,

a scarsita’ relativa delle risorse e, fatto fondamentale,

le attuali societa’ stanno virando rapidamente in complessi sistemi tecnologici che,

se non adeguatamente gestiti, potranno produrre devastanti effetti ecologici

e potranno potenziare le possibilita’ di prevaricazione occulta da parte di gruppi,

peggiorando la attuale gestione, gia’ inadeguata alle nuove condizioni.

 

si definisce sempre di piu’ cosi’ che il nucleo del problema sia questa presenza di complesse variazioni strutturali delle societa’,

non solo di tipo economico,

che richiedono sistemi di gestione molto piu’ sofisticati degli attuali,

i quali manifestano invece ancora una organizzazione troppo clientelare, appartenente ad un passato ormai insostenibile,

con la conseguente connessa grave inefficienza.

e’ questa inadeguatezza strutturale dei sistemi direzionali

che sta slatentizzando una serie di problemi, che sarebbero altrimenti facilmente gestibili.

 

tutto questo conferma che sia questa persistenza di sistemi gestionali tipici del passato

a determinare la non adeguata gestione della complessita’ attuale,

in uno scollamento che e’ la piu’ probabile causa dei problemi in corso;

 

dove tutto questo appare essere cosi' anche un fatto strutturale ed epocale.

 

 

 

l’ unica azione che puo’ disattivare il nucleo degli elementi causali,

e’ conseguentemente la riprogettazione dei sistemi direzionali,

in strutture tali da non poter produrre altro che

unita’ direzionali caratterizzate dalla massima capacita’ e motivazione

per la gestione della cosa comune.

 

deve essere costituita una vera e propria scienza dedicata allo studio di queste dinamiche sociologiche

e delle caratteristiche che determinano l’ efficienza dei sistemi direzionali,

in modo da poter arrivare a sistemi direzionali che riescano a dare la garanzia di poter produrre

solo massima capacita’ e motivazione per la gestione,

di svincolare ed utilizzare le risorse creative latenti in societa'

e di inibire al massimo le inevitabili, miopi e pericolose tendenze prevaricative.

verrebbe garantita cosi’ massima capacita’ di soluzione dei problemi,

di induzione di uno sviluppo reale e la minima possibilita’ di creare complicazioni

altrimenti inesistenti.

 

 

 

quello che viene definito con il termine “democrazia” e’ un insieme di regole ed organizzazioni sociali

che hanno il fine di garantire la distribuzione delle risorse, la circolazione della creativita’

e la capacita’ direzionale, con la evidente associata inibizione delle condizioni contrarie.

 

ma “democrazia” resta una definizione generica, che non indica il livello di democrazia

o il livello di efficacia raggiungibile dalle regole democratiche applicate.

ad esempio anche in sistemi democratici si puo’ osservare come gli incarichi direzionali possano essere

passati a figli o parenti,

oppure che gli incaricati al livello politico vengano selezionati, usualmente, dalla stessa classe politica,

al posto della valorizzazione delle potenzialita’ presenti in societa’,

ed ancora come nelle attuali democrazie siano piu’ che evidenti innumerevoli e costanti fatti di corruzione

e di infiltrazione criminale in politica.

tutto questo dimostra quanto anche le democrazie attualmente esistenti possano essere inquinate

da parte di meccanismi che hanno poco a che fare con i progetti democratici

e che quindi siano possibili differenti livelli di efficacia nelle progettazioni dei sistemi democratici.

 

anche la capacita’ di produzione concettuale puo’ essere un indicatore di resa di una progettazione democratica,

dato che una caratteristica del sistema democratico e’ il potenziamento della creativita’.

se si analizza questa resa, si puo’ considerare che non siamo in presenza dei migliori assetti di democrazia possibili ed ora necessari.

ad esempio strategie come quella della “Lega Nord”, dovrebbero essere interpretate piu’ come reazioni emotive che vere analisi.

o ancora, concettualizzazioni elementari come quella dei ”paesi buoni e paesi cattivi”, non sono certo sofisticate valutazioni sociologiche

e possono che portare a serie complicazioni,

o anche la forte resistenza alla tecnologia del futuro e la continua proposta di tornare a soluzioni che molto presto saranno insostenibili

e’ un altro indicatore di bassa produzione concettuale.

 

ma anche lo stato dell’ informazione,

un elemento fondamentale per poter valutare, attraverso gli accadimenti, la capacita’ degli eletti,

e’ troppo controllata dagli interessi economici, che possono essere facilmente collusi con la politica,

dimostrando cosi' che possa attualmente subire eccessive inibizioni della sua funzione,

in una condizione di scarso impianto democratico.

 

questo, e molto altro, evidenzia come il sistema democratico attuale

non manifesti certamente il massimo di quanto si potrebbe progettare

e conferma ancora una volta la concreta ipotesi che

il sistema direzionale attuale sia fortemente inadeguato alle nuove necessita’ della nuova complessita’ storica,

diventando cosi’ la causa centrale della attuale crisi economica,

ma anche di possibili ulteriori problemi che possono essere innescati da questa arretratezza direzionale rispetto alle nuove necessita’.

 

 

 

se l ‘attuale “livello di democrazia” risulta essere non sufficiente per la gestione delle attuali variazioni economiche e tecnologiche delle societa’.

le regole e le organizzazioni democratiche dovrebbero essere aggiornate urgentemente ad un livello superiore,

adeguato alle variazioni sociali che si sono avviate.

l’ attuale democrazia dovrebbe essere elevata ad un livello che, per essere meglio concettualizzato, potrebbe essere definito “super democrazia”.

 

 

 

una conferma di quanto questo punto sia l’ elemento centrale da considerare

e’ evidente anche se si osserva il benessere e la crescita prodotto dai sistemi democratici, anche “convenzionali”,

rispetto a quanto prodotto da sistemi non democratici (totalitari).

i sistemi totalitari, che possono essere considerati sistemi semplici, producono sul territorio bassa cultura e capacita’,

conflittualita’, scarso benessere e ricchezza solo per pochi, in un contesto generale, anche per i pochi “ricchi” desolante e mal vivibile.

le societa’ con sistemi direzionali democratici permettono condizioni evidentemente opposte.

 

insomma, se le attuali strutture democratiche sono state sufficienti per permettere l’ avvio di importanti fasi di sviluppo reale delle societa’,

non sono adesso sufficienti per gestire le gia’ avviate e nuove societa’ ad alta tecnologia,

con i conseguenti squilibri osservabili, i quali, senza una riorganizzazione in “super democrazia”,

potranno portare alla disgregazione e regressione strutturale delle societa’.

 

deve essere chiaro che la democrazia (e maggiormente la super democrazia)

e’ il solo motore per la soluzione dei problemi

e per poter produrre cultura, capacita’ di gestione, crescita e benessere distribuito.

su questo punto dovrebbe essere indirizzata costantemente la massima attenzione.

nessun motivo puo’ essere sufficiente per ridurre le regole democratiche.

qualsiasi pericolo ipotizzato potra’ mai essere motivo per ridurre le strutture democratiche,

e quando questo avvenisse, si tratterebbe solo di malafede ed operazioni di potere occulto, o di ingenuita’ devastante. 

qualsiasi problema puo’ essere risolto solo con la democrazia e mai dalla non democrazia.

la democrazia e’ il solo motore dello sviluppo,

e ancora di piu’ lo e’ la super democrazia.

 

 

 

inevitabilmente l’ idea di una “ingegnerizzazione di sistemi super democratici”

potra’ essere di non facile concettualizzazione,

e dovrebbe anche superare la reazione dei miopi interessi personali,

che inevitabilmente sarebbero in gran parte disinteressati o addirittura ostili verso questi cambiamenti,

nonostante le enormi possibilita’ che tutti ne trarrebbero,

determinando cosi’ tempi lunghi per la sua possibile attuazione (15 anni ?).

 

ma l’inivitabile crisi economica che l’ attuale contesto direzionale sta determinando

e probabilmente ulteriori problemi sociali che si stanno innescando,

potranno produrre ulteriori elementi di sofferenza sociale.

questa sofferenza potra’ produrre una richiesta (o pretesa) non patteggiabile da parte delle popolazioni in difficolta’,

e potra’ spingere, insieme ai gravi problemi economici e strutturali,

all’ obbligo di questa riprogettazione integrale delle societa’

e cosi’ all’ ingresso nella alta tecnologia, super democrazia e super cultura.

 

 

 

se questo adeguamento alla super cultura non avvenisse,

l unica possibilita sarebbe la spaccatura del pianeta in due aree,

caratterizzate da ricchezza e poverta’ estreme.

dove si definirebbe anche sottocultura, devastazione del pianeta

e stato di polizia per controllarne i disagi. con tutte le conseguenti prevaricazioni immaginabili.

 

se queste ipotesi sono esatte,

o si comprendono i meccanismi sociologici in corso,

dei quali gli attuali accadimenti economici ne manifestano solo l’inizio

e si avvia la riorganizzazione sociale nel senso di “super democrazia”,

oppure i sistemi sociali si disorganizzeranno, perdendo cosi’ anche gli attuali elementi di “democrazia iniziale”

e si riorganizzeranno necessariamente in sistemi semiprevaricativi,

con una struttura che potra’ tendere anche al “grande fratello di Orwell (1984)”,

sostituendo alla produzione di cultura, ricchezza distribuita, qualita’ di vita e di bello,

poverta’, ottusita’, conflittualita’ e bruttura.

 

in tutto questo contesto deve essere tenuto presente anche quanto sia comunque attualmente disponibile ricchezza economica

e cultura potenziale.

 

 

 

questo scenario appare congruente con la menzionata variazione epocale del modello di organizzazione delle societa’,

cosi’ che la condizione sociale attuale dimostrerebbe di essere arrivata al termine del suo ciclo.

e’ per questo che probabilmente siamo di fronte ad un bivio storico

che stiamo avendo il privilegio di attraversare

e che potra’ sviluppare il nuovo contesto sociale che accompagnera’ il pianeta per veramente molto tempo.

 

 

 

se l intero blocco occidentale, attualmente in sofferenza, confluisse in questo tipo di riprogettazione,

si determinerebbero le condizioni per poter scatenare una produttivita’ culturale ed una crescita strutturale elevatissima,

la massima oggi teorizzabile in un sistema sociale,

di gran lunga superiore a quella possibile nei paesi dove non si attuasse questa riprogettazione,

con una rinata capacita’ di competizione a livello internazionale

e con la possibilita’ di una economia a chilometri zero, che resterebbe ricca anche senza significativi scambi.

 

 

 

in sintesi,

da pochi decenni le societa’ occidentali stanno entrando in un nuovo contesto storico.

alle economie agropastorali, che hanno caratterizzato da sempre le societa’ umane,

si stanno sostituendo complesse societa’ ad alta tecnologia.

questa complessita' ed alta tecnologia richiedono necessariamente alta qualita’ di gestione;

in caso contrario i nuovi sistemi non sarebbero sostenibili

e le societa’ regredirebbero ad un livello organizzativo precedente.  

i problemi economici attuali sono innescati da scarsa programmazione

ed utilitarismo occulto, che impoverisce i mercati,

dove questi problemi economici sono solo un primo gruppo di problemi innescabili

dal non adeguato controllo gestionale di questa nuova complessita’;

a questo potranno seguire ulteriori problemi, in caso di non aggiornamento del sistema.

il sistema democratico, oltre ad essere l 'inibitore della prevaricazione,

e’ il motore per la slatentizzazione delle capacita’

di costruzione e di soluzione dei problemi di un sistema sociale,

ma i sistemi democratici possono essere di tipo diverso e diversamente efficaci.

possono essere distinte democrazie iniziali e super democrazie.

l’ organizzazione democratica attuale e’ di tipo iniziale

e non e’ piu’ adeguata all’ incremento di complessita’ dei sistemi che si e’ avviato;

per questo deve essere urgentemente portata al livello di struttura super democratica.

solo questo adeguamento potra’ garantire la soluzione dei problemi in corso

ed il livello di gestione, capacita’ e motivazione indispensabili per il futuro,

che permettera’ l’accesso alla nuova fase storica

ed alla connessa alta tecnologia, elevato benessere diffuso e super cultura.

 

 

 

questi fenomeni sono studiati da tempo dal progetto MOAS

che ha definito nei dettagli anche una possibile riorganizzazione sociale, nel senso indicato,

per la quale si rimanda alle pubblicazioni ed agli articoli dedicati.

 

 

 

 

 

 

 

*1:

http://www.democrazialegalita.it/barbara/barbara12dic05.htm

Il sacco d’Italia legalizzato

di Barbara Fois

Prima puntata:  la Patrimonio spa

 

Fra tante leggi inventate da questo governo, ce ne sono alcune che renderanno molto difficile districare gli interessi privati del cavaliere e dei suoi soci, da quelli del popolo italiano.

Un esempio? Con la legge 112 del 2002 è stata costituita la società Patrimonio Spa, autorizzata a censire, dismettere e vendere i beni paesaggistici e storico artistici dello Stato.

Proprio così. Beh, in realtà nel precedente governo di CS si era cominciato a cartolarizzare i beni dello Stato.

Essi sarebbero stati  divisi in tre gruppi: quelli che non saranno mai alienati, perché di interesse superiore; quelli che potrebbero essere affidati alla gestione dei privati, che si impegnino a restaurarli,

tutelarli e renderli fruibili al pubblico e infine quelli di scarso o insignificante valore storico artistico e che potrebbero essere anche venduti.

L’idea è piaciuta al nuovo governo, che – naturalmente – ha girato a modo suo questo censimento.

La cosa è raccontata in una accorata lettera firmata dall’on. Giovanna Melandri, già ministra ai Beni Culturali, nel precedente governo di CS e da Lucia Urciuoli.

Nello scritto, che risale al 10 dicembre del 2002, l’on. Melandri informa “Nel mese di luglio l'Agenzia del Demanio (Ministero dell'Economia) ha pubblicato il primo elenco

ricognitivo di beni da cui il Ministero dell'Economia "pescherà" i beni da trasferire a Patrimonio spa.

All'interno di questo elenco di migliaia di voci abbiamo individuato quelli di maggior pregio (tra cui, solo per citarne alcuni, gli ex Incurabili a Venezia (in cui è in corso un cantiere che 

dovrebbe consentire l'allargamento delle Gallerie dell'Accademia, oggi ristrette in uno spazio troppo piccolo), le isole di Spargi o Giannutri nell'arcipelago toscano, il museo di Capodimonte

o la certosa di San Martino a Napoli,Villa Iovis a Capri o il sito archeologico di Alba Fucens in Abruzzo, il Carcere di San Vittore a Milano, quello di Poggioreale a Napoli, decine di fari o spiagge)….”  

Infatti la Patrimonio spa, che Tremonti ha voluto soggetta al ministero dell’Economia, sottraendola alla naturale tutela del Ministero per i Beni Culturali, è pronta a vendere anche beni 

storico artistici di gran pregio.

Beni dello Stato - cioè di noi tutti - tutelati dall’articolo 9 della Costituzione. Ci chiediamo: come società per azioni avrà certo degli azionisti, di cui ci piacerebbe molto conoscere l’identità,

come ci piacerebbe sapere quali sono stati i criteri con cui è stato scelto il consiglio di amministrazione. Aspetto che deve avere interessato molto anche l’onorevole Francesco Carboni dei DS,

che infatti ne ha fatto oggetto di una interpellanza.

Ma torniamo ai nostri beni, che, come specifica  la legge, saranno venduti attraverso due fasi d’asta: “ L’espletamento delle aste avviene in due fasi: la prima mediante offerte segrete

in aumento di almeno l’1 per cento rispetto al prezzo di base d’asta, la seconda mediante offerte segrete incrementative, riservata ai soggetti che hanno presentato le due migliori offerte.

Il prezzo di base d’asta degli immobili è determinato dall’Agenzia del Territorio; in tal modo sono garantite competenza e trasparenza nell’applicazione del metodo di valutazione.”

http://www.patrimoniodellostato.it/

Tutte le offerte sono segrete, quindi chi partecipa non sa quali siano le altre offerte o gli altri concorrenti. E ci sono già state ben tre aste. Chi ha comprato? E cosa? E a che prezzo?  

E cos’è questa Agenzia del Territorio che dovrebbe fare da garante? Andiamo sul sito http://www.agenziaterritorio.it e leggiamo alla voce “chi siamo”:

“L’Agenzia del Territorio, nata all’interno della riforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è operativa dal 1 gennaio 2001 ed è un ente pubblico dotato di personalità giuridica

e ampia autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria.” E dipende completamente dal ministero dell’Economia. Allora il ministero dell’Economia

ha  una Agenzia del territorio che dice quanto valgono gli immobili della Patrimonio spa, che dipende sempre dallo stesso ministero, il quale è l’unico arbitro delle aste che vendono 

questi immobili. Abbiamo capito bene? Beh, e chi controlla il controllore? Ma non è l’unica cosa sorprendente.

Fra i beni da dismettere ci sono molte carceri storiche, come San Vittore, Ventotene, Poggioreale, l’Asinara, alcune delle quali in posti isolati e amenissimi. Intuendo un grosso business,

il ministro di Giustizia Castelli (da buon ingegnere) ha creato, il 3 luglio 2003, un’altra società per azioni: la Dike Aedifica spa, il cui solo socio è la Patrimonio spa., e che è preposta proprio

alla dismissione, cambiamento d’uso e vendita delle carceri.

Anche il consiglio di amministrazione di questa società, è oggetto della stessa interpellanza parlamentare dell’onorevole Carboni. Sappiamo che presidente del CdA è stato nominato il rettore

della LUISS, Adriano De Maio, per quel che riguarda gli altri membri è detto: http://www.giustizia.it/ministro/com-stampa/xiv_leg/03.07.03.htmNel Consiglio di Amministrazione 

siederanno rappresentanti del ministero della Giustizia, del ministero dell'Economia e di Patrimonio SpA. Consigliere delegato sarà Vico Valassi, già presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili).”

Il che è evidentemente un titolo considerato preferenziale. [ Consigliamo comunque di visitare il sito http://www.ance.it  e soprattutto il link “la storia”, 

edificante (è il caso di dirlo) racconto, che parte dal 1921 con la Federazione nazionale fascista dei costruttori edili.]

Nell’interpellanza dell’onorevole Carboni, a proposito di consulenti, si chiedono anche notizie del consulente per l’edilizia penitenziaria signor Giuseppe Magni, nominato dal ministro Castelli,  

e sui suoi rapporti con la Dike Aedifica spa, a partire dal 3 luglio 2003. La domanda  non è dettata da un puro, semplice e insopprimibile desiderio di gossip - anche se il fatto che il Magni il Castelli

e il Valassi siano compaesani di Lecco, sia una curiosa e sorprendente coincidenza davvero – ma da una legittima preoccupazione, infatti il signore in questione da qualche mese è sotto inchiesta, 

accusato di corruzione. I fatti: il 7 aprile di quest’anno 2005 il settimanale L’Espresso pubblica un articolo di Marco Lillo in cui si parla di un video che inchioderebbe il signor Magni.

Il filmato si trova nel pc di Angelo Caprotti, costruttore, con la mania di registrare tutti gli incontri d’affari, perché a sua detta informatore del Sismi. In questo filmato il Magni vanta di essere lui

a determinare i nomi delle ditte appaltatrici scelte per la costruzione delle carceri di Varese e di Marsala e chiude dicendo “prima di firmare al ministero dovete passare da me.” .

Poi si lancia a parlare del secondo filone d’oro delle carceri: i penitenziari dismessi. Di questo si deve occupare la Dike Aedifica spa., controllata dalla Patrimonio spa (cioè dal governo)

e amministrata dal compaesano Valassi.

Parla soprattutto del carcere di Ventotene e di come potrebbe diventare un albergo di extralusso. Questa conversazione è saltata fuori dal pc insieme ad altre, durante un controllo della Finanza.

Adesso Magni è sotto inchiesta e naturalmente è stato abbandonato a sé stesso da tutti, in primis dall’amico ministro, che dovrà spiegare come faceva il Magni a fare il consulente della Dike,

non avendo alcuna competenza nel settore.

In tutto questo giro di interessi e di soldi, i poveri esseri umani, emarginati e vinti che stanno chiusi dentro i 205 carceri italiani, non hanno nessun peso.

Non interessano nessuno.

Nell’amarezza c’è anche  la riflessione che adesso vedere, in un celebre film, Totò che vende la fontana di Trevi non fa più ridere.

 

Barbara Fois

   

Approfondimenti:

www.patrimoniosos.it/

http://www.ecquologia.it/sito/pag366.map

http://www.patrimoniodellostato.it/

www.senato.it/dsulivo/dossier/patrimonio%20spa.pdf

http://www.giovannamelandri.it/inside.asp?id=41

http://www.edilportale.com/edilnews/Npopup.asp?IDDOC=3847

http://www.nens.it/dib/?id=101876

http://eddyburg.it/article/articleview/269/1/92/

www.democrazialegalita.it/elisapatrimonio.htm