MOAS

Movimento per l'Adeguamento Sociale        
													

vai a  approfondimento al Nucleo del Progetto

vai a  Indice del sito

vai alla  Prima pagina

   

 

19 novembre 2011.

Il "debito pubblico" risulta essere una risorsa

e non un problema.

   

 

 

Qui di seguito si riportano i link

per 10 pagine presentate da Paolo Barnard 

( http://www.paolobarnard.info/chi.php ; http://www.paolobarnard.info/ ; http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Barnard ),

un ricercatore che segue le teorie dell' economista John Maynard Keynes ( http://it.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes ).

 

Queste 10 pagine presentano, in una forma volutamente semplice e discorsiva,  riflessioni fortemente suggestive su come il "debito pubblico" sia una risorsa

piuttosto che un problema, diversamente da come invece viene attualmente considerato.

 

 

Queste riflessioni sono ritenute di particolare interesse

sia per la connessione con le vicende economiche nelle quali siamo attualmente impegnati,

sia e soprattutto, per il significato centrale di queste considerazioni in relazione alla crisi in oggetto.

 

Inoltre le considerazioni di Barnard vengono riportate anche perche' si collegano fortemente alla proposta teorica di MOAS

nei seguenti punti:

_ esistenza, fisiologica e costante, di gruppi ed azioni prevaricative all 'interno delle societa', 

al fine dell ' appropriazione delle risorse collettive presenti, contro le quali deve essere costantemente attiva un forte reazione di contenimento;

_ attacco da parte di questi gruppi alle risorse collettive attraverso operazioni mascherate col termine di "privatizzazioni";

_ attacco da parte di questi gruppi alle concettualizzazioni ed alla organizzazione collaborativa;

_ effetti della presenza o della assenza di sistemi di contenimento super democratici alle azioni prevaricative;

_ conseguenze di gruppi direzionali nazionali a bassa capacita' e motivazione.

 

Barnard, in estrema sintesi, propone che 

il denaro sia un elemento dal valore convenzionale, che di per se non avrebbe altrimenti alcun significato;

che lo Stato, inteso come collettivita' di individui, debba produrre liberamente questo denaro

ogni volta che fosse tecnicamente necessario, per compensare qualsiasi lavoro utile compiuto o come retribuzione per la realizzazione di beni o servizi.

Che quello che potrebbe sembrare una produzione troppo libera di denaro, sarebbe invece, se correttamente rapportata a lavoro, opere e servizi prodotti,

semplicemente la quantificazione convenzionale della ricchezza effettivamente presente, 

in un contesto dove il fine del denaro sarebbe il necessario elemento regolatore e soprattutto promotore 

della crescita sociale, della sua ricchezza e benessere 

ed in sostanza delle attivita' necessarie alla coesistenza pacifica ed alle necessita' delle persone, nella occasione della loro esistenza.

 

Produrre denaro a questo fine e con questa modalita' non potrebbe mai essere considerato debito 

e sarebbe al contrario una funzione essenziale del contesto comune.

 

Diverso invece sarebbe un debito dovuto a nazioni estere per l 'acquisto di beni o servizi, come l'energia, 

dove deve essere pero' notato che questi acquisti sarebbero ripagati con la ricchezza prodotta dalle attivita' del proprio paese, 

realizzate a loro volta dalla produzione di denaro di Stato.

 

Attualmente e' presente una variazione strutturale di questa condizione essenziale, nella quale gli Stati, invece di produrlo, 

prendono il denaro di fatto in prestito dalle banche centrali degli Stati e delle comunita' di Stati, che sono pero' organismi esterni indipendenti,

i quali potrebbero addirittura non essere disponibili a questo prestito,

e nella condizione comunque di un denaro che dovra' poi essere anche ripagato con interessi.

 

Tutto questo determinerebbe una condizione disfunzionale alla struttura delle societa'

ed estremamente favorevole alla costante presenza di operazioni finalizzate alla appropriazione delle ricchezze collettive.

 

Una di queste operazioni finalizzate alla appropriazione della ricchezza collettiva puo' essere la creazione di mancato prestito del denaro, 

con conseguente produzione di crisi e necessita' di svendita a prezzi di saldo della ricchezza collettiva

per poter ripagare il prestito.

 

C' e' la speranza che, oltre alla presa di coscienza e alla reazione della popolazione contro queste condizioni, 

l'eccessiva ingordigia di questi gruppi occulti, produca una riflessione sui meccanismi che determinano questi effetti,

tale da poterli smascherare e disattivare.

 

La Redazione MOAS ha evidenziato con colori, a suo proprio giudizio soggettivo, le parti ritenute di particolare riferimento.

 

DLC.

 

 

 

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 1  

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 2 

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 3

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 4

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 5

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 6

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 7

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 8 

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 9

          Nonna, ti spiego la crisi economica. 10