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MOAS Movimento per l'Adeguamento Sociale |
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Considerazioni sulla politica in generalee su quella italiana in particolare, prima delle elezioni.
di Cesidio Di Luzio. 080331_Copyright MOAS
I problemi sociali oggi da gestire sono complessi. L’attuale modello economico non riesce ad inserire adeguatamente tutta la popolazione nel sistema e questo non inserimento crea sacche di poverta’, che possono mettere in crisi le iniziative economiche. Ma l’economia puo’ andare in crisi anche per la sua continua tendenza e necessita’ di crescita, per la non espandibilita’ infinita dei mercati e per lo spostamento del sistema economico essenzialmente solo sul privato, cosa che crea un sistema rigido, poco capace di ammortizzare le difficolta’, come invece potrebbe fare un’economia gestita sia dal pubblico che dal privato.
Probabilmente il sistema imprenditoriale andra’ in crisi se non verra’ contenuto ed armonizzato. Si dovrebbe mantenere di Stato almeno le strutture portanti della collettivita’, che si stanno invece tutte privatizzando.
Non e’ affatto vero tra l’altro che il privato sia piu’ efficiente. L’efficienza dipende da come e’ ingegnerizzato un sistema. L’idea irrazionale di una scontata maggiore efficienza del privato e’ generalmente utilizzata come motivazione per privatizzare quello che e’ dello Stato, cioe’ dei cittadini. Le privatizzazioni sono spesso l’appropriazione da parte di pochi delle ricchezze realizzate dalla gente. Se una azienda di Stato e’ talmente in crisi da dover essere venduta, se produce piu’ debito che utile, perche’ dovrebbe essere comperata dal privato ? Perche’ si assiste a ricorsi per accaparrarsi queste vendite (vedi Alitalia) ? E chi stabilisce i prezzi di vendita e gli acquirenti ? I cittadini che prima possedevano un bene ed ora lo vendono, generalmente molto sotto costo, ne guadagneranno molto poco, perderanno i possibili utili e dovranno poi pagare per avere i servizi che prima erano invece disponibili. Le privatizzazioni impoveriscono la gente ed arricchiscono i soliti ignoti.
Per l’Italia tutto questo e’ poi aggravato dal cambiamento della sua posizione economica nel mondo, a causa dell’ingresso di nuove potenze commerciali come la Cina e l’India.
E ci sono anche problemi per il clima, per l’inquinamento o per il rischio nucleare e conflittualita’ potenziali, oggi mal gestite, tra culture molto diverse ormai in contatto, che possono creare problematiche serie anche di tipo economico.
Tutto questo e’ solo una parte delle difficolta’ attuali e delle loro cause.
A fianco di questa situazione e’ poi evidente una deludente capacita’ direzionale, a tutti i livelli, che significa una deludente capacita’ degli elementi istituzionalmente deputati alla risoluzione dei problemi. I dirigenti politici, la massima espressione del sistema di gestione di una societa’, dimostrano continuamente interessi personali, corruzione, banalita’, incapacita’.
E questo sistema politico non potra’ produrre di piu’ nemmeno in futuro. C’e’ infatti una connessione tra i risultati e la struttura che li produce. Il prodotto e’ un indicatore di quello che il sistema puo’ realizzare. Cosi’, se non si modifica la struttura di questo sistema politico, i risultati non potranno migliorare.
Se dunque gli attuali gruppi direzionali, le strutture deputate alla risoluzione dei problemi, oggi non esprimono la migliore capacita’ disponibile nel paese, una delle migliori soluzioni ai problemi sarebbe trovare un modo che possa invece garantire, cioe’ darne la certezza, che le migliori capacita’ del paese possano affluire abbondantemente nei gruppi direzionali, a tutti i livelli.
Cosa che certamente oggi non avviene.
Se le migliori risorse presenti nella societa’ potessero affluire nei gruppi direzionali, la capacita’ di trattare i problemi sarebbe la massima realizzabile e ci saremmo attrezzati cosi’ con il migliore motore possibile per la elaborazione dei problemi. Cosa ci sarebbe di meglio ?.
L’afflusso della capacita’ disponibile nei gruppi direzionali sarebbe ottenibile se si applicassero alcune semplici regole, tra le quali, ad esempio,
certamente, come prima regola, la creazione di modifiche nei meccanismi di accesso alla competizione elettorale, capaci di aprire realmente gli incarichi direzionali alla capacita’ disponibile nel paese; cosa che oggi non puo’ avvenire per lo stato oligarchico e chiuso dei partiti politici, che addirittura stabiliscono essi stessi chi deve essere nelle liste elettorali.
Di ogni singolo candidato si dovrebbero avere informazioni, facilmente ed in misura uguale, circa il curriculum, il pensiero e le proposte, diversamente da oggi, dove i candidati presenti nelle liste, nella maggioranza, sono completamente sconosciuti da ogni punto di vista.
Certamente per poter fare questo si dovrebbe trovare il modo per rendere l’informazione corretta, non manipolata da interessi di parte, in modo da rendere disponibili informazioni reali e complete, su cui basare la valutazione di chi sostenere col voto.
Per questi motivi l’informazione deve essere considerata un elemento di estrema importanza che dovrebbe essere protetto quindi molto accuratamente. Un imprenditore dell’informazione che avesse interessi in politica o anche in iniziative economiche di altro tipo, sarebbe inevitabilmente interessato a dare informazioni a lui utili e quindi a non esser obiettivo. Per questi motivi l’imprenditore che opera sull’informazione non dovrebbe avere interessi diretti e nemmeno indiretti in qualsiasi altra attivita’ imprenditoriale o politica; inoltre l’imprenditore che opera sull’informazione dovrebbe comunque controllare solo una percentuale limitata delle aziende di informazione esistenti, in modo che si potesse avere una analisi dei fatti anche dal punto di vista di altri.
L’informazione non potra’ pero’ essere efficace in assenza di “trasparenza”, cioe’ della possibilita’ che quanto accade sia rilevabile. Per questo motivo la “riservatezza” deve essere tutelata secondariamente rispetto alla possibilita’ di poter conoscere quanto accade, perche’ la conoscenza e’ uno degli elementi del meccanismo necessario per ottenere persone capaci e motivate al Governo e una societa’ evoluta capace di gestire i problemi.
Il concetto di “privacy”, sotto l’apparenza, che si vuol dare, di rispetto al privato di ognuno, sta diventando invece la realizzazione di una minore informazione su quello che accade. La “privacy” oggi e’ sostanzialmente solo un ostacolo alla “trasparenza”.
E’ irragionevole poi pensare che si possa sempre resistere alla tentazione di appropriarsi di qualcosa di prezioso e non lecito, quando se ne avesse la possibilita’. Ed e’ anche irragionevole pensare che avendo grossi interessi e gestendo leggi in rapporto con questi interessi si possa non essere di parte. Si dovrebbe per questo evitare che si creino situazioni che produrrebbero con alta probabilita’ abusi e conseguenti disfunzioni, anche gravi. Nella progettazione di uno Stato non ci si dovrebbe percio’ basare su una ipotetica e infrequente possibilita’ di rispetto degli interessi degli altri, ma si dovrebbero rendere irrealizzabili tecnicamente le situazioni che possono determinare interessi personali. Cosi’ si dovrebbe anche evitare che al Governo ci siano imprenditori.
Si dovrebbero applicare queste modalita’ in ogni settore, in ogni nucleo direzionale, centrale e locale, nelle strutture tecniche, scientifiche, universitarie, amministrative, ovunque.
Tutto questo libererebbe l’intera capacita’ della societa’ sulla gestione dei problemi e per questo oggi sarebbe la strategia piu’ radicale ed efficace possibile.
Ma sarebbe anche la strategia capace di liberare la massima creativita’, e cosi’ le migliori opportunita’ sociali. E sarebbe anche l’organizzazione piu’ capace di ridurre la prepotenza, di ridurre le risorse a vantaggio di pochi, di evitare la poverta’ delle persone e della societa’, di produrre elevate condizioni di vita e di far crescere la conoscenza.
MOAS ha pubblicato gia’ nel 1993 un meccanismo di accesso agli incarichi direzionali che garantirebbe questi risultati (http://www.moas.net/altre%20pubblicazioni.htm - Proposta MOAS EAR2 9310, pag. 55).
Diversamente, le riforme che in Italia sia la destra che la sinistra stanno attuando sui meccanismi politici sono molto lontane e vanno generalmente anche nella direzione opposta da tutto questo.
Oggi in Italia si va verso la creazione di “grandi partiti” (Forza Italia e il Partito Democratico) e del cosiddetto “bipolarismo”, cioe’ due grandi blocchi politici omogenei e contrapposti, come avviene negli USA, che si alternerebbero, dando cosi’ alla gente la possibilita’ di indirizzare piu’ a destra o a sinistra le scelte politiche.
La creazione di questi elefanti politici, produce stabilita’ ma anche immobilità e rende le oligarchie politiche ancora piu’ impermeabili alla societa’ e alle sue risorse. L’affluenza di nuove voci possibili, che si possono realizzare solo con la creazione di gruppi nuovi, viene bloccata. La stabilita’ puo’ essere prodotta certamente anche in altri modi, senza dover ricorrere ai “partiti unici”, che danno tanto la sensazione di voler essere solo una casta.
In Italia poi si parla e si struttura sempre di piu’ il concetto di “privacy” invece della “trasparenza”.
Ancora in Italia si sta strutturando sempre piu’ il concetto del cosidetto “federalismo”, un’altra operazione dove non si vede logica e che certamente e’ estremamente distruttiva. Qualsiasi sistema di Governo infatti prevede la gestione locale delle linee guida definite a livello centrale. Il cosiddetto “Federalismo” porta solamente ad una moltiplicazione dei nuclei legislativi e delle regole, ad una complicazione organizzativa, a costi molto superiori per la collettivita’, ad una caduta di qualita’ di legislazione e ad una difficolta’ molto maggiore nella ricerca degli abusi, senza dimostrare alcuna azione effettivamente capace di agire sulla qualita’ e in un pianeta dove per necessita’ si deve invece oggi andare sempre piu’ verso una logica di gestione globale. Il Federalismo e’ una prima fase di aggregazione di stati indipendenti e non l’evoluzione di uno stato unitario.
In particolare la sinistra italiana ha il demerito di aver adottato l’idea del federalismo, probabilmente solo per la sua incapacita’ di contestare nel modo opportuno la proposta della Lega, partito italiano che ha cercato di realizzare per primo il “federalismo” e probabilmente solo come prima mossa in una intenzione di separazione dal resto d’Italia.
Ancora la sinistra non ha contenuto ed armonizzato i processi di “privatizzazione”. Ma il fatto piu’ grave a carico della sinistra e’ la sostanziale assenza di nuove idee significative in linea con le attuali necessita’. La sinistra italiana sembra essere, ormai da tempo, in stallo ideativo ed operativo completo. Moderatamente positivo deve essere invece considerato il contenimento del deficit di bilancio dello Stato, anche se effettuato con metodi certamente privi di elementi innovativi, da parte dell’ultimo Governo di sinistra.
Per quanto riguarda la destra il quadro e’ piu’ complesso. Le proposte sono centrate da tempo su alcune tasse da ridurre, fatto che sembra piu’ una trovata pubblicitaria che una analisi seria dei problemi e un fatto che comporterebbe poi probabilmente di dover aumentare altre tasse, magari locali, per compensare l’aggravamento del bilancio italiano gia’ molto negativo, peggiorato dalle tasse ridotte. Circa le privatizzazioni, il centro destra nel suo ultimo Governo e’ arrivato a strutturare addirittura la vendita del patrimonio immobiliare italiano (Patrimonio di Stato SpA); il suo leader principale ha innumerevoli attivita’ sia nell’imprenditoria che nell’informazione ed ha inserito la Lega nel Governo. La logica della Lega per la risoluzione dei problemi, dimostrata con la ricerca del “Federalismo”, e’ affrontare i problemi separandosene, tagliando cioe’ le parti problematiche, insieme alla bizzarra teoria che la corruzione sia un fatto regionale, che avvenga cioe’ solo in certe citta’. Fa questo invece di comprendere che tutto e’ interconnesso, che per questa interconnessione la semplice separazione risolverebbe solo temporaneamente la lunga lista di problemi attuali, che la corruzione e’ latente in ogni Governo, ovunque si trovi, essendo una tendenza non eliminabile della personalita’ umana, che riuscire a far sviluppare cultura e capacita’ dove non ci sono e’ il solo esercizio che potrebbe portare a conoscere e a saper come controllare veramente i fenomeni di corruzione e di incapacita’, latenti in ogni societa’. La destra ha la responsabilita’ di aver messo il leader della Lega, di aver messo queste interpretazioni e queste strategie, a capo del Ministero delle riforme in Italia.
La destra fa anche un uso abbondante della parola liberta’ nei suoi simboli, ma ha fatto quello che solo i regimi totalitari ed oscurantisti fanno, ha interrotto le poche programmazione televisive di giornalisti di rilievo, in uno scenario di televisione spazzatura che sembra essere stato programmato per abbassare la capacita’ critica della gente, senza parlare delle intimidazioni legali e dei risarcimenti milionari che il suo leader invia facilmente ai suoi oppositori. La destra ha depenalizzato il falso informativo delle aziende circa la situazione di bilancio, incrementando le conseguenze della non informazione. Senza senso sono anche le posizioni ripetutamente critiche che la destra ha avuto, ad opera dei suoi principali leader, verso la Magistratura, perche’ questa Istituzione rappresenta l’insieme delle regole costruite per proteggere l’interesse della gente contro la prepotenza di pochi. Ridurre o sminuire la sua funzione significa sostanzialmente ridurre la protezione della gente dagli abusi. Il fatto che tutto sia perfettibile non deve far ridurre il significato tecnico fondamentale di questo Organo dello Stato.
E’ probabile che la politica italiana, e forse internazionale, sia in stallo. La politica attuale non riesce ad attuare le linee guida oggi necessarie, per cui una azione utile sui problemi potra’ provenire solo da entita' politiche nuove, indipendenti ed adeguate.
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