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Movimento per l'Adeguamento Sociale    
   
													

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Utopia o Pragmatismo ?

Di Cesidio Di Luzio, gennaio 2008.

 

 

 

Alle riflessioni, alle analisi, alle proposte sociali ambiziose ed audaci si risponde spesso,

forse oggi piu' che mai, con l'osservazione "questa e' un'utopia",

un'osservazione che spesso e' fatta con un tono benevolo, sufficiente, compiaciuto,

con la ostentazione della conoscenza della "verita' ",

con la ostentazione di stare rispondendo benevolmente a degli ingenui, a gente fuori di ogni realta'.

 

I pragmatici considerano tutto cio' che e' fuori della piu' concreta ed immediata evidenza

come qualcosa di totalmente irrealizzabile,

qualcosa alla quale sarebbe un grave errore dedicare tempo,

qualcosa al di fuori di quello che invece si dovrebbe certamente fare e pensare..

 

I "pragmatici", insomma, guardano gli "utopisti" con sufficienza, piu' o meno benevola,

con la benevolenza che si ha verso i limitati e gli incapaci,

o peggio ai pragmatici gli utopisti appaiono gente cosi' priva di risorse

da non meritare la minima importanza ed il minimo interesse.

 

Ma questi "pragmatici" hanno poi cosi' ragione ?? o qualcosa invece di molto grosso si nasconde dentro il quesito

posto da questo articolo ?,

non potrebbe essere che dentro questa domanda si nasconda il problema centrale di ogni societa' ?

 

L'attore americano Robert Redford disse in televisione, gia' qualche anno fa, e la cosa mi colpi' per la lucidita',

la centratezza ed essenzialita' dell'osservazione,

"qui in America siamo ad un bivio, dobbiamo decidere se continuare con la logica del profitto o fare qualcosa di diverso".

 

Questa frase, che spero di aver ricordato bene, e' di nuovo la riflessione in questo articolo.

Lo stesso punto. Come mai ?

 

Certamente il cosidetto pragmatismo ha il suo fascino, la sua logica e le sue evidenze.

Non e' certo privo di elementi a suo favore. Tutt'altro.

Non e' difficile dimostrare come possano manifestarsi possibili concrete ed immediate convenienze

seguendo questa logica, per esempio appoggiando un candidato inadeguato per averne poi favori sicuri

di ritorno .. sono cose molto di moda di cui tanti si vantano ..

 

Ma vediamo cosa metterebbe in moto invece la logica cosidetta "utopistica"

e vediamo poi se queste possibilita' risulterebbero essere cosi' modeste da non meritare attenzione.

 

Il progetto utopistico sociale comporterebbe

la distribuzione delle risorse,

il pieno utilizzo della creativita' disponibile,

con una conseguente alta produzione culturale e tecnica,

forte incremento della struttura sociale e delle sue opportunita',

anche nell' ambiente e nella qualita' di vita, che risulterebbe massimale.

Dall'effettivo utilizzo delle risorse si avrebbe l'alta capacita' e motivazione dei gruppi dirigenti,

ad ogni livello, centrale e locale,

da cui massima capacita' nella soluzione dei problemi, disinnesco dei conflitti sociali

e poi piena realizzazione psicologica e culturale della popolazione,

riduzione del carico lavorativo, dovuto alla alta tecnologia mixata con il resto

ed una cultura sociale indirizzata verso la conoscenza e coscienza.

 

Tutto questo al posto dell'esatto contrario, cioe' al posto

dell'accentramento delle risorse a vantaggio di pochi,

dello spreco dei cervelli, della conseguente modesta costruzione sociale e capacita' tecnica,

della bassa qualita' di vita e di disorganizzate condizioni sociali,

di dirigenti immotivati ed incapaci per il sociale, interessati solo a se stessi,

della regressione culturale della popolazione, fino al reflusso verso comportamenti elementari,

dell'aumento del carico di lavoro e della sua insufficiente disponibilita'

e di una cultura sociale basata sulla sola logica del profitto e della prevaricazione.

 

Anche se tutto questo fosse di non semplice realizzazione, e' piu' che evidente, a chi vuole vedere,

che la posta in gioco sarebbe cosi' alta e formidabile da far considerare incomprensibile, o dovuto a interessi immediati

personali, o a blocchi psichici, un disinteresse verso tutto questo.

 

Sono le regole che agiscono sulle relazioni e sulle strutture della societa', definite troppo genericamente

e vagamente "democrazia",

le condizioni necessarie perche' si possano realizzare le condizioni cosidette utopistiche,

che utopistiche non sono per niente, naturalmente,

perche' sono invece l'unica strada, la strada indispensabile, per poter "vivere" e crescere.

La democrazia potrebbe essere definita infatti anche quell'insieme di regole e di organizzazioni

che aprono alla cultura dell' "utopia" e delle opportunita'.

 

Ma le regole e le organizzazioni democratiche debbono essere congrue, adeguate al contesto sociale

al quale si debbono applicare,

e nel nostro tempo, le regole democratiche attuali si stanno dimostrando ormai ampiamente insufficienti

per i nuovi contesti sociali sui quali debbono agire.

 

E' per questo che e' necessario adeguare, aggiornare, ingegnerizzare queste regole e organizzazioni,

definite democrazia, per l'attuale fase storica.

Se questo non accadra', l'apertura della societa' attuale all'utopia sara' insuffciente

e si reinstaurera', some sta gia' accandendo, la cultura del pragmatismo primordiale e le sue misere condizioni di vita.

 

Questa azione e' il nucleo centrale del progetto MOAS.

 

DLC.